LA STORIA DI VILLA MARINA

LA STORIA DI VILLA MARINA

La Casa Marina
Gli albori
“Per la prima volta in Italia. Una casa marina per Poliomielitici.
Dopo qualche affrettato e fortunato esperimento l’Aniep ha organizzato per la prima volta questo anno una casa marina per poliomielitici, dove hanno trascorso le vacanze una ventina di associati.
Nessuno ha mai pensato, almeno in Italia, che il modo più semplice e naturale di superare i timori e di vincere i complessi derivanti dall’invalidità, è di vivere in un ambiente spregiudicato e in un certo senso crudele (per un invalido s’intende), come può essere una spiaggia d’estate…”(1)  Inizia così uno splendido articolo di Gianni Selleri sul principio di un’avventura che continua ancora oggi, ma che allora, nel 1960, aveva veramente il sapore dell’assoluta novità. Nell’Italia di quegli anni era molto difficile che le persone disabili riuscissero a vincere barriere psicologiche particolarmente alte in luoghi ove il proprio corpo viene necessariamente esposto non soltanto ai raggi del sole.
“Se si vive insieme, se ci si conosce, gli aspetti esteriori e fisici non sono più predominanti, intervengono e si costituiscono altre relazioni per cui il compagno invalido non sarà più soltanto zoppo o paralizzato ma sarà simpatico o antipatico, intelligente o meno, allegro o triste e così via. In altre parole sarà un uomo come qualsiasi altro. Un simile risultato, che può derivare soprattutto dalla vita comunitaria aperta al mondo esterno (per evitare che si stabiliscano innaturali psicologie di gruppo come avviene per esempio negli ospedali e in simili ambienti), ha una importantissima funzione nell’equilibrio psico-sentimentale.”
Così, con assoluta determinazione, inizia il lungo percorso della Casa Marina, cui Gianni dedicò moltissimi articoli corredati sempre anche da splendide foto.
In turni di venti giorni parteciparono a quella prima vacanza a Viserbella diciotto soci dell’Aniep di Bologna e sei accompagnatori. Fu un’esperienza positiva, nonostante la semplicità spartana: la conduzione familiare permetteva di sostenere la spesa mentre la libertà creava in tutti una gioia nuova. Per questo, nell’estate 1962, si prese in affitto un appartamento un po’ più grande e si ospitarono venti polio, sempre con turni di venti giorni dal 1 giugno al 31 agosto.


1962 – I primi ospiti

 

Di questa nuovissima esperienza si incominciò a parlare molto, sviscerandone tutti gli aspetti: dalle difficoltà dell’accoglienza, che per fortuna fu ottima fra i romagnoli un po’ stupiti, all’esperienza dei villeggianti, finalmente liberi di vivere una vacanza sana e piena di amici.
Naturalmente i problemi che si ponevano per mantenere e allargare l’offerta erano molti. Prima di tutto vi era la difficoltà economica di sostenere le spese per l’affitto, per il trasporto, per gli ombrelloni ed anche per il vitto, visto che il soggiorno era quasi gratuito, e soltanto poche persone potevano contribuire. Furono quindi grandi eventi quindi quando, l’anno successivo, Giorgio Morandi donò il premio Rubens appena ricevuto, o quando Guglielmo Pizzirani, uno dei caposcuola della pittura bolognese, diede all’Aniep un milione di lire proprio per consentire l’apertura di una Casa Marina aperta ai giovani polio della città. (2) Questo permise di prendere in affitto, nell’estate 1963, il piano inferiore di una villetta con parco a Milano Marittima: un notevole salto di qualità, che permise di ospitare, dal 1 giugno al 15 settembre 35 invalidi e 13 accompagnatori, non tutti della sezione di Bologna. (3)
“Una ragazza in carrozzella, che vive da anni in un ospizio, è stata al mare: dormiva in una stanza con due letti, anziché settanta, la mattina quando si svegliava, vedeva persone sorridenti e senza camice, e fuori c’era tanto sole e tanto verde, non i muri di un cortile; si cambiava vestito e si faceva pettinare tutte le volte che voleva. Andava alla spiaggia, al bar ed alla sera a passeggio in mezzo a tanta gente, nella piena luce delle insegne al neon… Qualcun altro ricorda un tramonto, un temporale, il salato dell’acqua, una bella ragazza troppo distante, una tavola di amici, lo sguardo della gente…e poi la prima volta che si è avuto il coraggio di sorridere, di parlare, di fidarsi, di farsi conoscere senza paura…Questi fatti, queste esperienze sono la vera storia, il vero significato della “Casa marina”, il resto, le cifre, i dati, le fatiche, gli sforzi, non contano.” (4)


1963 – Ospiti del II° turno

 

Dopo quei primi anni Gianni, sempre insieme a Carla Battaglia, che diventerà sua moglie, era ormai deciso a sviluppare quanto più possibile il progetto della Casa Marina, e grazie alla sua capacità di mobilitare tutti e di farsi ascoltare proficuamente, ottenne molto aiuto dalla solidarietà non solo cittadina. La pittrice Norma Mascellani organizzò una mostra di quadri dei maggiori artisti bolognesi per sostenere il progetto, Lea Mazzetti donò trenta piccole sculture, molte persone, banche e ditte fecero oblazioni anche rilevanti, sufficienti per rendere la Casa Marina sempre più grande, e lo stesso trasporto da Bologna e ritorno venne assicurato gratuitamente.
Nell’agosto del 1964 nel nuovo giornale dell’Aniep, Orizzonti aperti, Gianni scrive L’opera è fiorita e la fatica ha dato il frutto buono. (5) In collaborazione con la sezione di Firenze, infatti, si era presa in affitto a Cervia, dal 1 giugno al 30 settembre una villetta con ampie terrazze e con giardino; inoltre, per la prima volta, la cura del cibo era stata assunta dai proprietari. Un passo importante, ma “..Purtroppo la Casa marina nonostante che si ingrandisca di anno in anno è ben lontana dal soddisfare le richieste di migliaia di associati…. Ma forse non è lontano il giorno: tutte le cose nascono piccole piccole…”


1964 – Gianni Selleri e Carla Battaglia tra gli ospiti del V° turno

 

A dicembre Gianni tracciò un approfondito bilancio dell’estate trascorsa, rendendo note le spese, l’organizzazione e i commenti, tutti entusiasti, dei villeggianti. Nella Casa Marina avevano soggiornato 100 invalidi, specie toscani, e 47 accompagnatori. La maggioranza aveva goduto gratuitamente della vacanza, anche grazie all’impegno concreto delle sezioni, specie di quella di Firenze, per la quale il Presidente, Silvano Conticini, era riuscito ad ottenere dall’amministrazione provinciale, un contributo di lire 700.000. Gli ospiti non erano tutti poliomielitici, in quanto Aniep si rivolgeva marcatamente a tutti gli invalidi del periodo evolutivo, la spiaggia non era riservata, i moduli di venti giorni prevedevano un capogruppo per l’organizzazione dei servizi, in una quotidianità che rispettava, salvo che per gli orari dei pasti, la completa libertà dei villeggianti e degli accompagnatori, che dovevano curare la pulizia della propria camera e il servizio a tavola.  (6)
L’attenzione per quell’esperienza in grande evoluzione continua nell’anno successivo con articoli ricchi di notizie. Nel ’65 le presenze, in quattro mesi, furono più di 170, fra cui un bel gruppo di disabili svizzeri (7), nell’estate successiva furono 216, in maggioranza giovani fra i 15 e i 30 anni. Ancora per molti il soggiorno era stato gratuito, tanto che il disavanzo dell’attività era stato soltanto in parte coperto dalle oblazioni, ma i sacrifici per Gianni erano necessari in vista degli obiettivi, che rimanevano intatti: “..la vita in comune, l’autodisciplina, il reciproco aiuto e soprattutto l’incontro con gli altri. Alla base di questa iniziativa c’è una idea di fiducia nella capacità di inserimento e di socializzazione degli invalidi: stare sulla spiaggia come e con gli altri, aiutare gli amici più colpiti, andare al bar ed al night, accettare la regola della convivenza, vivere le vacanze di tutti senza particolari protezioni”  (8).


1965 – Ospiti del I° turno

 

Igea Marina
Dopo il 1967, per due anni il giornale tace sulla Casa Marina, tutto occupato a dare conto della situazione legislativa, delle proposte dell’Aniep, delle dure diatribe con la Lanmic di Lambrilli, finché, in Orizzonti Aperti del maggio-giugno ’69, appare una nota breve ma importante: dal 17 agosto al 25 settembre vi erano ancora posti liberi per chi desiderava andare in vacanza alla Casa Marina di Igea!  (9) Un resoconto stringatissimo di quella estate ci dice che la Casa fu chiusa il 18 settembre dopo avere ospitato 300 persone in un’ampia struttura che la sezione di Bologna aveva preso in affitto dalla Croce Rossa Italiana per nove anni.
L’intento iniziale era di farvi, a breve, un centro di recupero e di riabilitazione per poliomielitici, anche con corsi scolastici, mentre in estate il luogo sarebbe stato la sede delle vacanze per i richiedenti disabili anche con famiglia, amici e accompagnatori. Due ampi fabbricati, 8.000 mq fra giardini, spiaggia e parco costituivano uno spazio splendido ma nel quale erano necessari molti lavori di trasformazione e di accessibilità, oltre che spese per l’arredo. (10)
Nel 1970, con le usuali modalità, furono ospitate oltre 400 persone dal 20 giugno al 15 settembre, ma naturalmente il disavanzo aumentò, nonostante oblazioni e contributi, fra i quali anche quello del Ministero degli Interni per il soggiorno dei minori.
Più di 520 persone vi soggiornarono nel 1971 (11) ma negli anni ’70 l’attenzione del giornale associativo era rivolta soprattutto a rendere conto dell’ immenso lavoro che Aniep, attraverso Gianni, svolgeva a livello di elaborazione e proposta legislative, in un momento particolarmente importante nella vita della giovane repubblica. La legge 118, la lotta decisa e le denunce in merito alle barriere architettoniche, le norme per il collocamento al lavoro, la nascita delle Regioni e il trasferimento di ampie prerogative, le proposte sull’assistenza, la lotta contro le istituzioni totalizzanti e contro le discriminazioni, l’affermazione dei diritti civili insieme a tutti i cittadini sono, in queste pagine di Orizzonti aperti, la più viva testimonianza di un lavoro profondo e continuo, che precorreva chiaramente le linee guida dell’attuale Convenzione Onu sui diritti delle persone disabili.
Intanto nella Casa Marina anno dopo anno si facevano i lavori per rendere sempre più agevole il soggiorno e quegli anni furono anche l’inizio di un lungo periodo in cui sbocciarono molti amori. A Igea l’assenza di barriere, la libertà, la spiaggia, il caldo dell’estate rendeva i giovani (polio e no) particolarmente vivaci e alla sera i fuochi sulla sabbia profumavano di vino mentre i canti si intrecciavano allegri e tristi, sempre pieni di sentimento, al suono di una chitarra che taceva solo all’alba. A Igea nascevano gli amori, i tradimenti, le promesse e gli orizzonti nuovi per molti ragazzi che non si rattristavano più per gli apparecchi ortopedici, che non si vergognavano ad immergersi nell’allegria delle trattorie dove si ballava perfino sui tavoli e anche con gambe più o meno uguali.
La Casa Marina costituiva allora veramente un’oasi, mentre il panorama sociale e culturale italiano non cambiava e l’apartheid per i disabili rimaneva evidente soprattutto in estate, al mare, dove gli albergatori temevano di allontanare i clienti che non si volevano rattristare:“Esiste una discriminazione, non clamorosa ma molto diffusa, nei confronti degli invalidi e dei diversi. E’ un fenomeno culturale e sociale di rigetto emotivo contro il quale occorre produrre una seria azione informativa e politica” (12).

K2!
Cambiare la mentalità delle persone è processo lungo e faticoso. Il caso emblematico si presentò infatti solo nel 1987 (13), per la precisione il 3 agosto, un giorno caldo e afoso nel quale a Igea molta gente si abbronzava al sole, sulla spiaggia colma di turisti vacanzieri.
Verso le 13, dopo otto ore di viaggio, arriva da Torino un pulmino con sei persone disabili di cui quattro in sedia a rotelle e tre accompagnatori che avevano prenotato le camere nell’hotel K2. Alla loro vista il proprietario inizia ad obiettare “il suo albergo non ha le strutture adatte, l’ascensore verrebbe occupato troppo a lungo, le carrozzine rallentano i servizi comuni e così via…” Dopo due ore di discussione avvilente quell’egregio signore manda il gruppo all’Azienda di soggiorno locale nella quale si dipanano altre quattro ore di ricerche che, alla precisazione della presenza di disabili, ottengono un’unica risposta: “Non c’è posto”. Finalmente, verso le 18, qualcuno telefona alla Casa Marina, dove il posto si trova, anche se in una “camera di soggiorno”, vista l’emergenza.
Il 4 agosto l’ANIEP denuncia all’opinione pubblica il caso preannunciando un esposto alla Magistratura e il 5 agosto il problema viene discusso in Parlamento per una mozione presentata dall’on. Franco Piro, parlamentare socialista, poliomielitico iscritto all’ANIEP.
Questa volta la discriminazione catalizza l’attenzione di tutti gli organi di comunicazione: giornali, radio, televisione ne danno conto ed emerge finalmente in tutta la sua crudezza la situazione reale di sottocultura del nostro Paese,
Sulla costa romagnola da quel giorno è tutto un susseguirsi di riunioni e di prese di posizione ora in sostegno dell’albergatore, ora in difesa dei diritti delle persone disabili. Si riuniscono le autorità regionali, i Sindaci della costa, le Associazioni degli albergatori, l’Azienda di promozione turistica, mentre il Ministro dell’Interno e lo stesso Presidente del Consiglio Goria sollecitano provvedimenti contro la discriminazione.
A questo punto il problema coinvolge i temi generali del turismo, specie romagnolo, della sua crisi, del ritardo culturale degli operatori, dei rapporti difficili fra le associazioni degli albergatori e le istituzioni locali, intrecciando questioni economiche, politiche e sociali, che a Igea si esprimono con grande durezza in campi avversi.
Il sindaco di Bellaria dispone la chiusura dell’hotel K2 dal 24 al 30 agosto, in quanto ha violato le norme del Testo Unico di pubblica Sicurezza che vieta agli esercizi pubblici di rifiutare chi è in grado di pagare le prestazioni. Intanto l’ANIEP presenta un esposto alla Procura della Repubblica di Forlì per la violazione dell’articolo 27 della legge 118/71, che recita “in nessun luogo pubblico o aperto al pubblico può essere vietato l’accesso ai minorati”.
Per protesta l’Associazione degli albergatori locali dichiara che in occasione della chiusura del K2 verranno spente tutte le insegne degli alberghi, mentre la Casa Marina, che aveva in corso l’istruttoria per il condono edilizio, viene sottoposta ad un’indagine rabbiosa, quasi una perquisizione per verificarne la regolarità.
Questi fatti determinano anche una grande partecipazione da parte delle tante persone disabili degli istituti elioterapici vicini, che organizzano un corteo di protesta davanti al K2, mentre l’ANIEP, insieme alla comunità Papa Giovanni XXIII indicono una manifestazione in difesa dei diritti di tutti. Interviene allora anche il vescovo di Rimini, che incarica don Oreste Benzi per una difficile mediazione fra il comune di Bellaria e gli albergatori, al fine di attenuare le tensioni e fare cessare il black-out. L’intervento di don Benzi riesce nell’intento al punto che l’ANIEP, insieme alla comunità Papa Giovanni XXIII, trasformano la manifestazione a Rimini in una marcia di pace, di riconciliazione. L’iniziativa ha un successo incredibile. Vi aderiscono molte associazioni e molte personalità politiche, vi partecipano oltre 4.000 persone che attraversano Rimini fra ali di folla. L’evento si conclude con i discorsi di don Benzi, del presidente della Giunta regionale e di Gianni.


1987 – manifestazione contro l’hotel K2

 

Ma la vicenda del K2 continua. Fra il Pretore di Rimini, il Sindaco di Bellaria (che ne dispone la sospensione della licenza dal primo settembre), il Tar, fra corsi e ricorsi si profila un inestricabile conflitto di competenze e un ricorso in Cassazione.
Al termine delle ampie e profonde osservazioni sul caso, Gianni concludeva: “…nessuno può ottenere il rispetto dei diritti se non è capace di difenderli” (14).
L’anno successivo si attende ancora che giustizia sia fatta. L’ordinanza di chiusura del K2 si era arenato in Cassazione per conflitto di competenza, l’esposto di ANIEP era rimasto senza risposta: il tentativo di ripristinare il diritto all’integrazione sociale era stato eluso. (15)
Ma quella esperienza della suggerì a Gianni un’inchiesta sugli alberghi della riviera romagnola, circa 8oo strutture, molte delle quali esponevano anche il marchio di accessibilità senza esserlo veramente. L’inchiesta mise in luce con crudezza la difficoltà delle persone disabili alla fruizione dei loro diritti, la persistenza della subcultura di emarginazione, l’ostilità più o meno nascosta di molti albergatori. Nel maggio 1988 si fece quindi un importante Convegno nazionale, organizzato grazie alla grande disponibilità della sezione di Modena, guidata dal dott. Alberto Coppini: “Handicappati, barriere architettoniche, vacanze e tempo libero”, chiuso dell’on. Franco Foschi, presidente della Commissione problemi sociali della Comunità Europea.(16)

La rinascita
Gli ultimi anni ’90 furono, per la Casa Marina, anni difficili e di svolta. La scomparsa di Carla, che fin dal primo giorno aveva affiancato Gianni nell’impresa e che da sempre era stata colei che accoglieva, organizzava, sorvegliava il buon andamento sociale della struttura, aveva addolorato e sconvolto tutti. Carla si era addormentata per sempre proprio a Igea, e per Gianni fu un colpo durissimo. Inoltre, nell’estate del 1997, un principio di incendio costrinse a lavori imprevisti, a nuova burocrazia e all’avvio di interventi più importanti, resi possibili grazie ai cospicui contributi della Fondazione Carisbo (Cassa di Risparmio di Bologna), così che l’attività poté riprendere soltanto tre anni dopo, in un ambiente rinnovato. Consolidato il gruppo dirigente, grazie alla dedizione di Eduardo Rosato, alla grande disponibilità della manodopera locale e dei fornitori, sotto l’attenta guida di Gianni e di Edgardo Modelli (da sempre al suo fianco), la Casa Marina si presentò, dopo i lavori, nell’estate del 2003, completamente rinnovata, capace di fornire servizi alberghieri migliori (ma rimanevano i bagni esterni alle camere), inoltre un bagnino straordinariamente capace aiutava qualsiasi persona disabile, con supporti adatti, a godersi un bagno di mare.
Da tempo si erano create famiglie nelle quali anche i figli dei polio sgambettavano allegramente e gremivano la spiaggia insieme a molti gruppi di disabili, provenienti da tutte le regioni ed anche dall’estero. La Casa Marina, ora, era divenuta Villa Marina.
Naturalmente le rette giornaliere per gli ospiti rimanevano contenute, ma i costi del servizio erano molto alti, soprattutto per il canone di locazione preteso dalla Croce Rossa, che tardava a riconoscere tutti i lavori che la nostra Sezione aveva sostenuto.
“Ricordate Igea Marina” (17)  è l’ultimo articolo di Gianni su questa sua creatura, un invito, un resoconto della situazione nel 2003.
Sempre occupato nelle vicende di ANIEP, Gianni si concedeva solo qualche week- end ed una striminzita settimana dì agosto per il riposo a Igea, dove sempre più urgente si sentiva l’esigenza di affrontare, nell’edificio più recente della struttura, anche la costruzione del bagno nelle camere. Sulla terrazza più alta Gianni si concedeva la cura del sole, amareggiato profondamente per la dura condizione delle persone disabili. Erano anni nei quali lo scoraggiamento era forte perché molte conquiste legislative erano vanificate da politiche lontane dalla solidarietà e dalla giustizia, aliene dalla cultura dell’integrazione.
Nel luglio 2006 Gianni ci ha lasciato e fra le sue tante eredità morali Villa Marina occupa un posto speciale. E’ stato uno sforzo veramente grande continuare l’attività e modernizzare la struttura, ma, ancora grazie alla Fondazione Carisbo, il progetto è stato realizzato, senza gravare sulla Sezione.
Soltanto nel gennaio scorso, a conclusione di una lunga trattativa, si è raggiunto un complessivo accordo con la Croce Rossa Italiana, un accordo che finalmente riconosce la compensazione fra il debito di ANIEP per affitti pregressi e i costi sostenuti per i tanti lavori di manutenzione straordinaria. Ora, le norme fiscali vigenti e l’entità dell’ impegno finanziario relativo al progetto di ulteriori lavori hanno determinato la necessità di liberare ANIEP dall’onere rappresentato dai finanziamenti ottenuti per la Casa Marina.
Per questo, dagli stessi collaboratori di Gianni, è stata creata una Società che mantiene gli stessi scopi sociali di ANIEP e la stessa sede legale, recependo sia il nuovo contratto di locazione sia la gestione della struttura.
Il programma attuale è la realizzazione di ulteriori interventi per rendere Villa Marina sempre più accogliente, per dotarla anche di riscaldamento onde prolungare il periodo di attività, per continuare insomma nello stesso spirito quel lungo percorso iniziato più di trenta fa, sulla cui strada si è scritto il primo punto dell’oggetto sociale della neonata Società, cioè “La gestione di strutture di turismo sociale, che costituiscano un grande patrimonio di esperienza dell’integrazione, ma soprattutto una sorta di “laboratorio” di confronto e di correlazione fra i tradizionali parametri del turismo, inteso come “tempo del riposo e del divertimento”, e il diritto alle vacanze di persone con comportamento, aspetto ed espressività, percettiva o comunicativa, diversi.
L’opera è fiorita e la fatica ha dato il frutto buono

Lia Fabbri
(aprile 2012)
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Note
(1)    “La voce dei poliomielitici”, settembre 1962, p. 4.
(2)    Id, giugno 1963, p. 6.
(3)    Id, gennaio 1964, p. 6.
(4)     Ibidem.
(5)     “Orizzonti aperti”, agosto 1964, pp. 6-7.
(6)     Id, dicembre 1964, pp. 6-9.
(7)     Id, agosto 1965, p. 9; gennaio 1966, pp. 8-9..
(8)     Id, giugno 1967, pp.4-5.
(9)     Id, maggio-giugno 1969, p. 12.
(10)   Id,novembre dicembre 1970, p.12.
(11)   Id, novembre dicembre 1971, p.12.
(12)   Id, novembre dicembre 1975, p.10
(13)   Id, 1987, 4/5/6, p.10.
(14)   Id, p. 13.
(15)   Id, 1988, 1/2/3, p.8.
(16)   Id, 1988, 4/5/6.
(17)   Id, 2/2003, p.12.