IL CENTRO SIMAMAUNA LUCE NEL BUIO
Padre
Martin Konings, sacerdote belga, all’inizio degli anni ’80 era uno dei
tanti missionari dehoniani che si prodigava, in Congo, per offrire la
sua attività e la sua dedizione ad una popolazione stremata dalle
lacerazioni interne ed esterne, una moltitudine di persone poverissime
nate in un Paese forse troppo ricco di materie prime, e proprio per
questo più che mai conteso e sofferente.

Padre Martin
La
Repubblica Democratica del Congo, ex Zaire, è un grande territorio che
da sempre soffre vessazioni, pressioni e violenze dovute al suo immenso
patrimonio naturale. Situato nel cuore dell’Africa, dapprima vi furono
le razzie dei mercanti di schiavi, poi l’avidità per le sue ricchezze
naturali: il caucciù, l’avorio, il legno e soprattutto l’oro, il rame,
il cobalto, i diamanti ed ora anche il coltan, ricercato per i
microchip dei computer e dei cellulari. Insomma, dal XVIII secolo con i
negrieri, ad oggi con l’avidità degli eserciti africani e delle
multinazionali, con la corruzione dei governi e le atrocità di
superstizioni diffuse da una miriade di sette, la popolazione congolese
non ha mai goduto né di pace né di benessere. Padre Martin era una
persona come i molti, umili e veri eroi che, laici e sacerdoti, hanno
dedicato la loro vita ad aiutare i fratelli africani, a volte
perdendola in questo intento (sono stati venti le vittime soltanto nel
2008). Ma per lui il destino riservava un carisma particolare, che si
espresse con chiarezza quando, nel 1982, un virus tropicale lo
costrinse sulla sedia a rotelle.

Il laboratorio di falegnameria
L’handicap
allargò il suo sguardo verso orizzonti più profondi, portandolo alla
decisione di dedicare la sua vita di missionario alle persone disabili
congolesi, a quelle persone i cui limiti fisici, psichici o sensoriali
rendevano ancora più drammatica la vita, in quel contesto
particolarmente difficile. Fu così che, nel 1986, padre Martin fondò il
Centro Simama (Alzati) a Kisangani, una città di più di 700.000
abitanti distante circa 2.000 km a nord-ovest di Kinshasa, la capitale
della Repubblica Democratica del Congo.

Con
l’aiuto di molti confratelli ed amici, anche tramite un intelligente
progetto finanziato dalla Comunità europea, il Centro iniziò allora la
sua attività e nel 2006, a 20 anni dalla fondazione ed in occasione del
cinquantenario di ordinazione sacerdotale di padre Martin, trovò nuova
linfa per estendersi. Ormai da molti anni il Centro Simama costituisce
una realtà dinamica e ricca di attività, retto dall’infaticabile
Missionario che progetta di espandere l’esperienza anche in altre
regioni congolesi. Oggi offre molti servizi alle persone disabili ed un
supporto psicologico e sociale alle loro famiglie, con l’intelligenza
della scienza e dell’amore. Per i non udenti la scuola insegna con il
linguaggio dei segni, mentre laboratori di falegnameria, calzoleria,
taglio e cucito, informatica preparano al lavoro i tanti ragazzi
disabili a causa delle patologie più diverse (molti i poliomielitici) e
a causa di ferite terribili, di amputazioni da machete. Le carrozzine
che si vedono nel Centro sono spesso sedie a rotelle arrangiate con
vecchie bici, ma il laboratorio dove si fanno gli apparecchi ortopedici
e perfino gli arti per gli amputati testimonia l’intelligenza, la
volontà, la collaborazione che lo caratterizzano. Una grande luce in un
contesto purtroppo ancora molto buio, ma una luce che a poco a poco si
espande. Il Centro Simama riuscirà infatti a costruire anche a Basoko
le sue scuole e i suoi laboratori, dove continuerà nella riabilitazione
e nella formazione professionale dei giovani disabili.

Il laboratorio di infromatica
A
partire dalle loro famiglie e dai loro amici, attraverso il loro
recupero sociale e lavorativo, si riaccende la speranza di un futuro
dignitoso e sicuro per persone che poi sapranno affrontare comunque le
difficoltà durissime che le attendono al di fuori delle mura amiche.
Dai più disagiati sgorga così una grande speranza per tutti.

La polio...
Insieme
ad altri Centri curati da missionari e da generosi volontari
provenienti dall’Occidente più progredito, Simama crea infatti anche
lavoro e soprattutto una cultura nuova, profonda, portatrice di valori
essenziali come la centralità della persona e l’importanza della vita,
là dove la vita sembra valere veramente poco: una grande speranza di
vittoria sulle tenebre dell’egoismo e della violenza che ancora
avvolgono la grande e splendida madre Africa. Lia Fabbri
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